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:: l'attività .. Lignan, 27 settembre 2007

"EN PLEIN" DI ASTEROIDI
PER L'OSSERVATORIO
  1. Lo studio internazionale degli asteroidi
  2. I quattro asteroidi confermati e quello rintracciato
  3. I due asteroidi scoperti
  4. La strategia di ricerca
  5. Non solo ricerca

 

4. La strategia di ricerca

Nell'ambito del programma di ricerca scientifica sviluppato in collaborazione con l'INAF-Osservatorio Astronomico di Torino, l'OAVdA compie due tipi differenti di osservazioni degli asteroidi: astrometria e fotometria.

«Le osservazioni astrometriche hanno lo scopo di misurare la posizione degli asteroidi», spiega Albino Carbognani. «Infatti un asteroide orbita intorno al Sole, per cui durante la notte si sposta rispetto allo sfondo delle stelle lontane. Proprio da questo piccolissimo moto relativo gli studiosi possono identificare un asteroide».

«Invece la fotometria misura le variazioni di luminosità di un asteroide in tempi successivi, imputabili al suo moto di rotazione e alla forma irregolare», aggiunge Paolo Calcidese, anch'egli fisico e ricercatore in OAVdA.

Mettendo insieme i dati ottenuti con queste due diverse tipologie di ricerca, si ha un quadro abbastanza preciso delle principali caratteristiche fisiche di un asteroide: orbita, dimensioni, composizione chimica, massa una volta assunta una densità tipica.

Infatti non si deve dimenticare che un asteroide al telescopio, anche il più grande del mondo, appare sempre come un puntino debolmente luminoso. Solo una sonda spaziale che arriva vicino a un asteroide è in grado, da una piccola distanza, di fotografarne direttamente i particolari.

Gli astronomi, costretti a osservarli dalla superficie del nostro pianeta, ricavano tutte queste informazioni in maniera indiretta, studiando i pochi raggi di luce del Sole riflessa dall'asteroide che giungono a noi.

Le ricerche fotometriche condotte sugli asteroidi hanno portato lo scorso anno a risultati pubblicati sulla rivista specializzata The Minor Planet Bulletin.

Relativamente alle ricerche astrometriche, c'è una bella differenza tra studiare un NEA e un MBA. I primi sono oggetti che passano vicino alla Terra, quindi si muovono abbastanza in fretta rispetto allo sfondo della stelle lontane e questo li rende facilmente riconoscibili. I secondi invece orbitano tra Marte e Giove in maniera più lenta. Inoltre sono meno luminosi perché più distanti. Due caratteristiche che complicano la scoperta di un nuovo asteroide di fascia principale.

Per riuscirci, Albino Carbognani ha applicato una particolare strategia di osservazione: la ricerca di asteroidi stazionari. «Ogni tanto capita che la Terra “superi” un MBA, posto su un'orbita più lontana dal Sole e che si muove più lentamente del nostro pianeta. Visto dalla Terra, l'asteroide sembra quasi immobile nello spazio. Come quando un'automobile ne sorpassa un'altra: si muovono entrambe, ma mentre sono affiancate guardando da una macchina si ha l'impressione che l'altra sia ferma».

«Tecnicamente si dice che l'asteroide è prossimo al punto di stazione», spiega il ricercatore. «Lo studio delle zone di cielo dove gli asteroidi hanno un moto apparente molto basso è una precisa strategia portata avanti in OAVdA. Si tratta di un lavoro che dà grandi soddisfazioni, ma impegna duramente sia lo strumento sia l'astronomo. Questa strategia richiede tante ore consecutive di osservazione e di analisi dei dati. Per questo motivo non è adottata dalle campagne di ricerca di asteroidi professionali come il LINEAR della NASA».

Clicca qui per scaricare il numero della rivista The Minor Planet Bulletin con l'articolo sulla fotometria di asteroidi (.pdf, 2.3 MB)

http://www.minorplanetobserver.com/mpb/MPB%2034-1.pdf

Clicca qui per leggere l'articolo su The Minor Planet Bulletin sulla ricerca di asteroidi stazionari (.pdf, 3 MB)

http://www.minorplanetobserver.com/mpb/MPB%2033-1.pdf

 

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