{"id":19013,"date":"2025-06-29T18:34:13","date_gmt":"2025-06-29T16:34:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oavda.it\/uncategorized\/astronomia-da-fantascienza-9"},"modified":"2025-06-29T18:34:13","modified_gmt":"2025-06-29T16:34:13","slug":"astronomia-da-fantascienza-9","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oavda.it\/en\/news-en\/astronomia-da-fantascienza-9","title":{"rendered":"Astronomia da fantascienza \ud83d\udc49 -9"},"content":{"rendered":"<h3><span style=\"color: #ffcc00\">*Astronomia da fantascienza, a cura di Camilla Pianta*<\/span><\/h3>\n<h2><span style=\"color: #ffcc00\"><b><em>Skyfall<\/em>, una storia di detriti spaziali \ud83d\udef0\ufe0f<\/b><\/span><\/h2>\n<h3><em><span style=\"color: #ffcc00\"><b>E se la minaccia dal cielo fosse provocata da noi stessi?<\/b><\/span><\/em><b><\/b><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #c0c0c0\"><strong>COUNTDOWN VERSO APRILE 2026, IL CENTENARIO DELLA FANTASCIENZA: -9<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cPrometheus \u00e8 la pi\u00f9 grande astronave mai costruita dall\u2019uomo. Risultato di un progetto congiunto tra Stati Uniti e Unione Sovietica, pesa oltre 20.000 tonnellate e potrebbe costituire la soluzione definitiva al fabbisogno energetico del pianeta. Come l\u2019omonimo eroe della mitologia greca rub\u00f2 il fuoco agli dei per donarlo all\u2019umanit\u00e0, cos\u00ec il Prometheus ha il compito di catturare l\u2019energia solare e trasferirla alla Terra. A patto che qualcosa non vada terribilmente storto. Infatti, un incidente imprevisto ha lasciato il Prometheus bloccato su un\u2019orbita in decadimento, a meno di un centinaio di miglia dalla superficie terrestre. Ai pochi membri del suo equipaggio, uomini e donne provenienti da nazioni diverse, resta un giorno, forse meno, prima di precipitare insieme alla nave. Ma in gioco non ci sono solo le vite degli astronauti. Il Prometheus \u00e8 troppo imponente per disintegrarsi durante il rientro in atmosfera: quando colpir\u00e0 la Terra, quella che era stata inizialmente concepita come una sensazionale impresa tecnologica potrebbe trasformarsi in una devastante bomba caduta dal cielo.\u201d<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Con impressionante preveggenza, l\u2019autore statunitense <strong><span style=\"color: #99ccff\">Harry Harrison<\/span><\/strong> ha descritto nel suo romanzo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Skyfall \u2014 <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">pubblicato per la prima volta nel 1976 dalla casa editrice Faber &amp; Faber per il mercato britannico e mai comparso in versione italiana \u2014 un evento che si sarebbe verificato solo tre anni dopo: il rientro incontrollato della stazione e spaziale <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Skylab<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, lanciata dalla NASA nel maggio del 1973. A causa di una combinazione di anomalie tecniche mai del tutto risolte, tra cui il deterioramento del sistema di termoregolazione e l\u2019assenza di un modulo propulsivo permanente, la stazione fu abbandonata al suo destino. Negli anni successivi all\u2019ultima missione, terminata nel febbraio del 1974, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Skylab<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> rest\u00f2 in orbita come corpo inerte. Un\u2019insolita intensificazione dell\u2019attivit\u00e0 solare alla fine degli anni Settanta modific\u00f2 le condizioni degli strati superiori dell\u2019atmosfera in modo inatteso e il fenomeno determin\u00f2 la perdita di quota dello <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Skylab<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> in modo sempre pi\u00f9 rapido e ingovernabile.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">L\u201911 luglio 1979, dopo mesi di calcoli incerti e tentativi vani di trovare delle soluzioni, il mondo assistette con apprensione al rientro caotico del gigantesco satellite, proprio come la nave Prometheus nel romanzo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Skyfall<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">. L\u2019impatto avvenne sopra l\u2019Oceano Indiano e alcune zone rurali dell\u2019Australia occidentale, dove frammenti metallici caddero sparsi su centinaia di km\u00b2. Fortunatamente non ci furono feriti, tuttavia l\u2019evento fu carico di implicazioni: per la prima volta una stazione spaziale di enormi proporzioni, frutto della pi\u00f9 alta innovazione ingegneristica statunitense, si abbatteva sulla Terra con il rischio di provocare danni a persone e infrastrutture. Il fatto suscit\u00f2 un forte interesse mediatico e diede avvio a un dibattito internazionale sulla gestione dei satelliti a fine vita, sulla responsabilit\u00e0 civile per eventuali incidenti e sulla sostenibilit\u00e0 dell\u2019ambiente orbitale. La narrazione di una corsa contro il tempo per scongiurare una catastrofe globale, al centro del romanzo di Harrison, si riflette quindi nella tensione reale vissuta nel 1979, portando alla luce un problema fino ad allora ampiamente sottovalutato: quello dei detriti spaziali.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_17247\" aria-describedby=\"caption-attachment-17247\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17247\" src=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1-1024x569.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1-1024x569.jpg 1024w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1-768x427.jpg 768w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1-1536x853.jpg 1536w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1-24x13.jpg 24w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1-36x20.jpg 36w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/collage-skyfall-1-48x27.jpg 48w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17247\" class=\"wp-caption-text\">Lo scrittore Harry Harrison (1925-2012), al centro, e alcune edizioni in inglese di <em>Skyfall<\/em>. Fonte dell&#8217;immagine dello scrittore: <a href=\"https:\/\/saint.fandom.com\/wiki\/Harry_Harrison\">https:\/\/saint.fandom.com\/wiki\/Harry_Harrison<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Quarantasei anni dopo il caso <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Skylab<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, la minaccia non \u00e8 scomparsa. Al contrario: le orbite&nbsp; attorno alla Terra si sono affollate di migliaia di oggetti in disuso e di frammenti di molteplici dimensioni. Ad aiutarci a comprendere meglio i pericoli e le misure che la scienza e la tecnologia stanno mettendo in campo per fronteggiarli, sono <span style=\"color: #99ccff\"><strong>Lorenzo Olivieri, Stefano Lopresti e Nicol\u00f2 Trabacchin,<\/strong><\/span> che ricoprono i ruoli, rispettivamente, di dottore e dottorandi di ricerca al Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII) e al Centro d&#8217;Ateneo di Studi ed Attivit\u00e0 Spaziali (CISAS) \u201cGiuseppe Colombo\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Padova. Capeggiato dal professor <span style=\"color: #99ccff\"><strong>Alessandro Francesconi<\/strong><\/span> e finanziato dall\u2019Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il gruppo di ricerca si occupa di detriti spaziali da circa vent\u2019anni e conta, a oggi, un totale di dieci membri, posizionandosi come uno tra i pi\u00f9 attivi in Europa nell\u2019analisi sperimentale e nella modellistica teorica della frammentazione orbitale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">\u201cLa questione dei detriti spaziali \u00e8 diventata una delle emergenze pi\u00f9 concrete per la sicurezza delle orbite e, di conseguenza, per la Terra stessa\u201d, spiega Lorenzo Olivieri. \u201cNegli ultimi decenni, la popolazione detritica \u00e8 cresciuta in modo preoccupante per frammentazioni sia spontanee che indotte. Tra queste ultime, esito di atti dimostrativi di armi antisatellite, ricordiamo in particolare il famoso test cinese FY-1C del 2007\u201d, al quale \u00e8 dedicata perfino una voce su Wikipedia. Secondo i dati pi\u00f9 recenti aggiornati a maggio 2025, dall\u2019inizio dell\u2019era spaziale nel 1957 sono stati immessi in orbita terrestre oltre 21.600 satelliti, di cui 11.700 ancora funzionanti. A questi si aggiungono i detriti derivanti da frammentazione, per un totale di circa 41.910 oggetti catalogati. Includendo inoltre le previsioni statistiche sui detriti non identificati, si stima che siano presenti circa 54.000 oggetti pi\u00f9 grandi di 10 cm, 1,2 milioni compresi tra 1 e 10 cm e 140 milioni pi\u00f9 piccoli di 1 cm. \u201cMentre i frammenti di dimensioni superiori ai 10 cm risultano facilmente tracciabili dalla superficie terrestre mediante l\u2019utilizzo di telescopi ottici e radio dedicati\u201d, continua Olivieri, \u201cquelli di dimensioni inferiori a 1 cm sono completamente invisibili alla nostra strumentazione. Ecco perch\u00e9 rappresentano per noi l\u2019insidia maggiore: se si scontrassero con un satellite, sprigionerebbero un\u2019energia paragonabile a quella di una bomba a mano, portando a un\u2019irreparabile perdita di funzionalit\u00e0 di molteplici componenti\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Attualmente, i detriti si concentrano per lo pi\u00f9 nell\u2019orbita bassa terrestre (Low Earth Orbit, LEO) e nell\u2019orbita geostazionaria (Geostationary Earth Orbit, GEO). \u201cPer evitare che questa tendenza si diffonda anche altrove\u201d, interviene Nicol\u00f2 Trabacchin, \u201cci stiamo focalizzando sulla supervisione delle orbite cislunari, che vanno dalla GEO alla Luna. Si tratta di un ambiente molto difficile da osservare direttamente, per una serie di fattori: l\u2019inquinamento luminoso di origine artificiale, il riverbero della luce lunare e la complessa geometria di puntamento del telescopio rispetto al Sole. Servirebbero dunque delle condizioni estremamente favorevoli per individuare i detriti situati a simili altezze, tra i 30.000 e i 60.0000 km di altitudine, senza disturbi. Una possibile soluzione potrebbe consistere nella realizzazione di una costellazione di satelliti in orbita attorno alla Luna, che permetterebbe di rimuovere, in buona misura, gli ostacoli alla rilevazione dalla Terra\u201d.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_17238\" aria-describedby=\"caption-attachment-17238\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17238\" src=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-2048x1365.jpg 2048w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-24x16.jpg 24w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-36x24.jpg 36w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-48x32.jpg 48w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Space_Meeting_Veneto-272x182.jpg 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17238\" class=\"wp-caption-text\">Il Centro d&#8217;Ateneo di Studi ed Attivit\u00e0 Spaziali \u201cGiuseppe Colombo\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Padova ha partecipato lo scorso maggio alla conferenza internazionale Space Meetings Veneto. Da sinistra: Lorenzo Olivieri, Marco Lazzarato, Alberto Abiti e Nicol\u00f2 Trabacchin. Credit: cortesia <a href=\"https:\/\/cisas.unipd.it\/\">CISAS<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Ciononostante, localizzare i detriti spaziali non basta a prendere in mano la situazione in maniera efficace: per questo \u00e8 necessario capire come essi interagiscono con i satelliti e quali frammenti secondari possono generare durante un impatto. Stefano Lopresti racconta: \u201cLo strumento principale di cui disponiamo per la replica sperimentale di eventi catastrofici in orbita \u00e8 il Light-Gas-Gun (LGG), un acceleratore bifase di piccoli oggetti, come sfere e cilindri metallici, che fungono da proiettili. \u00c8 proprio la loro dimensione ridotta a renderli adatti a simulare le collisioni spaziali, che si verificano a velocit\u00e0 tipicamente elevate: per esempio, una particella di circa 1 mm di diametro con una velocit\u00e0 dell\u2019ordine dei 10 km\/s possiederebbe un\u2019energia cinetica tale da essere distruttiva. Effetti di carattere idrodinamico, come la fusione o la vaporizzazione della materia colpita, sono infatti comuni in queste circostanze, sebbene insidiosi per la modellistica computazionale. Poich\u00e9 le simulazioni numeriche avanzate, impiegate per descrivere esaustivamente la dinamica d\u2019impatto, hanno un dispendio notevole in quanto a tempistiche, abbiamo cercato una soluzione alla lunga pi\u00f9 praticabile: \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 nato il nostro Collision Simulation Tool Solver (CSTS)\u201d. Il CSTS \u00e8 un software, tecnicamente codice semi-empirico di tipo parametrico, sviluppato appositamente dal gruppo di ricerca padovano per creare modelli statistici affidabili. Partendo da&nbsp; equazioni matematiche di base, si inseriscono progressivamente i dati sperimentali provenienti dai test effettuati con la LGG, allo scopo di tenere conto della grande variet\u00e0 di materiali usati nella costruzione dei satelliti (dai pi\u00f9 semplici come l\u2019alluminio ai pi\u00f9 innovativi come le fibre di carbonio), di potenziali configurazioni geometriche e di valori di velocit\u00e0 coinvolti. \u201cIl costante arricchimento di informazioni \u00e8 fondamentale per migliorare le performance predittive del CSTS e farne uno strumento aggiornato, competitivo e d\u2019avanguardia dal punto di vista teorico\u201d, afferma Lopresti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Il gruppo padovano \u00e8 in prima linea anche sui temi della sensibilizzazione e della prevenzione. \u201cA tal proposito, \u00e8 bene distinguere tra i livelli legislativo e operativo\u201d, sottolinea Olivieri. Sul fronte legislativo, esistono diversi organismi internazionali che emettono linee guida non vincolanti per garantire la sicurezza orbitale. Uno di questi \u00e8 l\u2019Inter\u2011Agency Space Debris Coordination Committee (IADC), un comitato che riunisce i delegati delle principali agenzie spaziali mondiali (e.g., l\u2019europea ESA, la statutinetense NASA, la giapponese JAXA) per coordinare scambi, ricerche e programmi contro la proliferazione dei detriti. Parallelamente, l\u2019Office for Outer Space Affairs delle Nazioni Unite (UNOOSA), in collaborazione con il Committee on the Peaceful Uses of Outer Space (COPUOS), formalizza gli accordi raggiunti dallo IADC sul piano giuridico. L\u2019ESA, invece, agisce tramite l\u2019approvazione di direttive sempre pi\u00f9 stringenti per le prossime missioni spaziali. Essa ha infatti emanato la <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Zero Debris Charter<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, una carta che simboleggia l\u2019impegno volontario degli stati membri a non generare nuovi detriti a partire dal 2030 e che pone le basi per una transizione verso un ecosistema orbitale pi\u00f9 pulito, da trattare con la stessa responsabilit\u00e0 che si pretende nelle politiche terrestri di sostenibilit\u00e0. In tal senso, l\u2019ESA impone oggi standard di dismissione molto pi\u00f9 rigorosi rispetto al passato, con l\u2019obiettivo dichiarato di arrivare a un contributo netto pari a zero alla popolazione di detriti spaziali (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">net-zero debris<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">). Ci\u00f2 comporta che i satelliti a fine vita debbano essere prelevati in tempi brevi e che non possano mantenersi oltre cinque anni nelle orbite cimitero, regioni stabili e poco trafficate nello spazio attorno alla Terra dove vengono dislocati una volta dismessi. Infine, le singole nazioni devono recepire le linee guida stabilite attraverso regolamenti propri, responsabilizzandosi sul monitoraggio e sulla mitigazione dei rischi associati ai satelliti lanciati.<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_17241\" aria-describedby=\"caption-attachment-17241\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17241\" src=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-2048x1365.jpg 2048w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-24x16.jpg 24w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-36x24.jpg 36w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-48x32.jpg 48w, https:\/\/www.oavda.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Laboratorio-272x182.jpg 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17241\" class=\"wp-caption-text\">Il laboratorio del Centro d&#8217;Ateneo di Studi ed Attivit\u00e0 Spaziali \u201cGiuseppe Colombo\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Padova. Credit: cortesia <a href=\"https:\/\/cisas.unipd.it\/\">CISAS<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Sul fronte operativo, gli ingegneri aerospaziali devono assicurarsi che i satelliti siano in grado di svolgere la loro funzione senza nuocere all\u2019ambiente orbitale; applicare degli scudi protettivi capaci di resistere alle collisioni e stabilire in anticipo delle strategie di rimozione efficaci \u00e8 dunque essenziale per garantire il successo di qualsiasi missione. I rientri incontrollati costituiscono ormai un\u2019eredit\u00e0 del passato, quando non era ancora prassi prevedere la rimozione dei veicoli spaziali: in questi casi, agenzie e centri di sorveglianza erano soliti cooperare per monitorare la traiettoria dei detriti in tempo reale e determinare quanto pi\u00f9 precisamente possibile il loro punto d\u2019ingresso in atmosfera. Fortunatamente, grazie alla vasta copertura oceanica del pianeta, la maggior parte dei rientri incontrollati ha luogo esclusivamente in mare, contrariamente all\u2019episodio <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Skylab<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">\u201cTra le misure pi\u00f9 importanti redatte dallo IADC\u201d, specifica Trabacchin, \u201cvi \u00e8 l\u2019obbligo di verificare l\u2019assenza di propellente residuo nei serbatoi, perch\u00e9 le sostanze liquide sotto pressione, insieme a componenti come le batterie, possono esplodere in orbita anche a distanza di anni dal completamento della missione. Per superare questa <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">impasse<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, si sta lavorando a tecnologie alternative che eliminino l\u2019uso di combustibile. L\u2019esempio principe \u00e8 dato dai cosiddetti <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">tethers<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, lunghi fili conduttivi che sfruttano l\u2019interazione con il campo magnetico terrestre per rallentare gradualmente il satellite e condurlo verso il rientro atmosferico. Se volessimo usare un termine evocativo, potremmo chiamarle tecnologie <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">green<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Le agenzie spaziali affrontano la questione della sostenibilit\u00e0 in almeno tre direzioni distinte, ma complementari: nella definizione di norme generali che limitino la moltiplicazione dei detriti, nella scelta di materiali e tecnologie ecocompatibili gi\u00e0 in fase di progettazione, e nella promozione di una politica di rispetto per l\u2019ambiente spaziale, intesa come estensione della <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">forma mentis<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> maturata qui sulla Terra. Eppure, a discapito degli sforzi scientifici e istituzionali, rimane evidente il divario tra le intenzioni delle agenzie spaziali e le logiche che governano gran parte dell\u2019industria dello spazio. \u201cLa maggioranza dei satelliti in orbita al momento attuale \u00e8 di propriet\u00e0 di aziende private, spesso mosse pi\u00f9 dal desiderio di un ritorno economico immediato che da criteri di redditivit\u00e0 sul lungo periodo. Investire oggi nella prevenzione significa contenere i costi tecnici, logistici ed etici di domani: questo \u00e8 il messaggio che il mondo accademico cerca di far passare\u201d, conclude Olivieri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Aderire volontariamente alle linee guida condivise, contribuire alla loro semplificazione affinch\u00e9 vengano universalmente riconosciute e partecipare attivamente ai meeting internazionali sono passi indispensabili per costruire una governance spaziale pi\u00f9 solida e inclusiva. Solo una consapevolezza comune potr\u00e0 ridurre il numero di eventi irreversibili, come quello narrato in <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Skyfall<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, <\/span><span style=\"font-weight: 400\">e guidare le decisioni future verso una sostenibilit\u00e0 autentica.<\/span><\/p>\n<p><em>Nus, 2 luglio 2025<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;color: #ffcc00\"><b>Astroglossario<\/b><\/span><span style=\"font-weight: 400\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\"><strong>mm<\/strong>: millimetri<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><strong>cm<\/strong>: centimetri<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><strong>km<\/strong>: chilometri<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><strong>km\u00b2<\/strong>: chilometri quadrati<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400\"><strong>km\/s<\/strong>: chilometri al secondo<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;color: #ffcc00\"><b>Riferimenti bibliografici<\/b><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.isfdb.org\/cgi-bin\/title.cgi?12788\">Internet Speculative Fiction Database: <\/a><a href=\"https:\/\/www.isfdb.org\/cgi-bin\/title.cgi?12788\">Harry Harrison,&nbsp;<em>Skyfall<\/em>, tutte le edizioni<\/a><\/p>\n<p class=\"display-48 margin-bottom-2\"><a href=\"https:\/\/www.nasa.gov\/history\/45-years-ago-skylab-reenters-earths-atmosphere\/\">45 Years Ago: Skylab Reenters Earth\u2019s Atmosphere, 2024<\/a><\/p>\n<p><b><\/b><a href=\"https:\/\/www.esa.int\/Space_Safety\/Space_Debris\/Space_debris_by_the_numbers\">European Space Agency &#8211; Space Safety: Space debris by the numbers<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.esa.int\/Space_Safety\/Clean_Space\/The_Zero_Debris_Charter\">European Space Agency &#8211; Space Safety: The Zero Debris Charter<\/a><\/p>\n<p id=\"firstHeading\"><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/2007_Chinese_anti-satellite_missile_test\">Wikipedia: 2007 Chinese anti-satellite missile test (FY-1C)<\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\"><a href=\"https:\/\/cisas.unipd.it\/\">Centro d&#8217;Ateneo di Studi ed Attivit\u00e0 Spaziali (CISAS) \u201cGiuseppe Colombo\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Padova<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\"><a href=\"https:\/\/www.dii.unipd.it\/\">Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII) dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Padova<\/a><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/research.dii.unipd.it\/flightds\/space-environment\/space-debris-group\/sdg-publications\/\">Pubblicazioni scientifiche del gruppo di ricerca sui detriti spaziali, Space Debris Group (SDG)<\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\"><a href=\"https:\/\/www.asi.it\/\">Agenzia Spaziale Italiana (ASI)<\/a><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/global.jaxa.jp\/\">Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.iadc-home.org\/what_iadc\">Inter-Agency Space Debris Coordination Committee (IADC)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.unoosa.org\/oosa\/en\/ourwork\/copuos\/index.html\">The Committee on the Peaceful Uses of Outer Space (COPUOS)<\/a><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;color: #ffcc00\"><b>Conferenze internazionali sulla sostenibilit\u00e0 spaziale cui il gruppo di ricerca ha recentemente preso parte<\/b><\/span><\/p>\n<p>2\u207f\u1d48 International Orbital Debris Conference (IOC\u202fII), Sugar\u202fLand, Texas (USA), dicembre\u202f2023<\/p>\n<p>17\u1d57\u02b0 Hypervelocity Impact Symposium (HVIS), Tsukuba (Giappone), settembre\u202f2024<\/p>\n<p>Space Debris &amp; Sustainability Conference, Hong\u202fKong (Cina), dicembre\u202f2024<\/p>\n<p>IADC Annual Meeting, Bonn (Germania), aprile\u202f2025<\/p>\n<p>9\u1d57\u02b0 European Conference on Space Debris, Bonn (Germania), aprile 2025<\/p>\n<p>Space Meetings Veneto, Venezia (Italia), maggio\u202f2025<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\ud83d\udc49 <a href=\"https:\/\/www.oavda.it\/primo-piano\/centenario-della-fantascienza\">Clicca qui<\/a><\/em> per leggere le altre puntate della rubrica&nbsp;<em>Astronomia da fantascienza<\/em>, a cura di Camilla Pianta<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>*Astronomia da fantascienza, a cura di Camilla Pianta* Skyfall, una storia di detriti spaziali \ud83d\udef0\ufe0f E se la minaccia dal cielo fosse provocata da noi stessi? 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