M42: La grande nebulosa di Orione. Image Credit & Copyright: Francesco Battistella

Ricordiamo che potete prenotare una visita guidata all’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta approfittando di una delle aperture speciali per il nuovo anno, dal 2 al 5 gennaio 2020 e, nel resto del mese, al sabato sera, giorno di apertura ordinaria al pubblico, nei seguenti orari: alle ore 15.00, per la visita diurna (durata: 1 ora), e alle ore 21.30, per la visita notturna, con l’osservazione del cielo a occhio nudo e con i telescopi della Terrazza Didattica (durata: 1 ora e mezza). 

In caso di maltempo che impedisca l’osservazione del cielo, la visita guidata notturna è confermata e proporrà uno speciale tour della struttura, con approfondimenti sulle ultime novità della ricerca scientifica in corso nel nostro istituto e non solo.​

E ora vediamo quello che si può osservare nel cielo di gennaio. Cogliamo l’occasione per augurare ai nostri lettori un Felice 2020!

Nella costellazione dell’Ariete è ancora possibile osservare con i nostri telescopi il pianeta Urano. Alla distanza di quasi 3 miliardi di km ci appare come un dischetto dall’insolito colore verde chiaro.

Chi segue questa rubrica sa che ogni mese viene descritta una fra le 13 costellazioni zodiacali (perché 13? non erano 12? leggi qui per approfondire!). Per farlo seguiamo l’ordine con cui ci appaiono nel cielo muovendo lo sguardo da ovest verso est (in “moto diretto”). 

Nelle nostre serate di gennaio la costellazione zodiacale di riferimento è il Toro, osservabile verso sud attorno alle 22. Nelle differenti versioni del mito greco, possiamo collegarlo con il toro bianco del quale Giove prese le sembianze per sedurre Europa, oppure con il Minotauro, figlio della regina Pasifae, moglie di Re Minosse, che venne imprigionato al centro del labirinto nel palazzo di Cnosso.

Oltre a quella greca, anche altre culture vedono nella forma a V delle stelle dell’ammasso aperto delle Iadi, a circa 150 anni luce da noi, la rappresentazione delle corna del Toro. Il suo occhio rosso è invece simboleggiato dalla stella Aldebaran, una gigante rossa che non fa fisicamente parte dell’ammasso (è a 68 anni luce di distanza). 

Il Toro ospita anche un altro celebre ammasso aperto perfettamente visibile a occhio nudo: le Pleiadi (M45), a circa 440 anni luce da noi. Dal punto di vista astrofisico le 200 stelle che lo compongono, essendo nate da una nebulosa un centinaio di milioni di anni fa, sono relativamente giovani. Mostrano in prevalenza un colore azzurro che denota un’elevata temperatura superficiale, per alcune Pleiadi anche superiore ai 12000°C.

Per gli antichi greci le componenti delle Pleiadi visibili a occhio nudo erano le sette sorelle di cui il gigante Orione si era invaghito. Secondo una versione del mito gli dèi, oltre a scagliare il Toro contro Orione, per salvare queste fanciulle le trasformarono in sette colombe che poi salirono al cielo per diventare sette stelle.

A pochi gradi di distanza dalle Pleiadi possiamo osservare con uno strumento ottico M1, la Nebulosa Granchio, ossia un residuo di supernova (una stella di grande massa che, giungendo alla fine della sua vita, è esplosa catastroficamente) visibile nel 1054 d.C.  

In questo mese possiamo vedere per tutta la serata Orione, una costellazione che anche i neofiti riconoscono facilmente. Nel grappolo di stelle che rappresenta la spada di questo gigante notiamo anche ad occhio nudo la Grande Nebulosa M42, che nei telescopi dell’Osservatorio Astronomico regala sempre una visione indimenticabile.

Infine, prolungando a sud la linea costituita dalle tre stelle della cintura di Orione individuiamo la stella più luminosa dell’intero cielo: Sirio, in greco la sfavillante, che ci affascina sia a occhio nudo che vista attraverso il telescopio, con il suo caratteristico rutilare fatto di bagliori colorati dovuti alla rifrazione della sua luce da parte dell’atmosfera terrestre. E’ una delle stelle più vicine a noi (8,6 anni luce) e il suo colore, e il suo colore, un bel bianco celeste (che può essere percepito nei brevissimi istanti di turbolenza atmosferica, o nelle serate in cui quest’ultima è ridotta al minimo) indica  indica una temperatura superficiale di circa 9000°C.

A cura di Paolo Recaldini