L’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta

L’edificio dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta (OAVdA), che sorge a 1.675 m di quota, è formato da quattro corpi principali.

Al centro del complesso si trova una struttura a cilindro sulla quale sorge una cupola semisferica di vetroresina da circa 7,5 m di diametro, che ospita il Telescopio Principale, un riflettore da 810 mm di apertura dedicato esclusivamente alla ricerca scientifica, con configurazione ottica Bowen-Vaughan e rapporto focale f/8, successivamente portato a f/4,7 grazie a un riduttore di focale per ottimizzare la resa delle osservazioni. Lo strumento, del peso complessivo di diversi quintali, è movimentato grazie a una montatura equatoriale a forcella con trascinamento a frizione.

Verso nord si trova l’edificio dove hanno sede la biblioteca, gli uffici per il personale e i servizi ausiliari, mentre a sud sono ubicate due terrazze osservative con coperture mobili a motore elettrico. Ogni terrazza è lunga circa 20 m e copre un’area di circa 90 m2.

A occidente c’è la Terrazza Didattica, utilizzata per le osservazioni con i visitatori, dotata di sette telescopi Cassegrain da 250 mm di diametro f/10 per l’osservazione visuale del cielo stellato durante le visite guidate notturne con scuole e pubblico. Le medesime montature possono alloggiare altri strumenti, per esempio un telescopio rifrattore acromatico da 152 mm di apertura f/5,9 dotato di filtro solare Daystar H-alfa per osservazioni della nostra stella in sicurezza per la vista.

La terrazza a est è la Terrazza Scientifica, con una schiera di cinque telescopi Ritchey-Chrétien da 400 mm di diametro f/8, ad alto livello di automazione. Questi telescopi sono stati dedicati al progetto di ricerca sui pianeti extrasolari. Dal 2020 la Terrazza Scientifica ospita anche un telescopio riflettore AG Optical Systems di 500 mm di apertura f/6,7 in configurazione Dall-Kirkham, con camera CCD Moravian 16000, su montatura 10Micron GM3000 HPS, anch’esso robotizzato, per attività di ricerca, astrofotografia e didattica avanzata, come laboratori di spettroscopia stellare con uno spettrografo Shelyak eShel di tipologia “echelle”. Il telescopio da 500 mm ha preso il posto di un telescopio da 400 mm dell’azienda DUB Optika, ormai obsoleto per meccanica e elettronica.

Tra le due terrazze si trova il Laboratorio Eliofisico, dove è possibile compiere osservazioni di gruppo del Sole in piena sicurezza per la vista, tramite uno speciale telescopio, detto eliostato, dotato di un’apertura da 250 mm che invia l’immagine ottica del Sole su uno schermo. Dalla seconda parte del 2023, in seguito al completamento dei lavori di aggiornamento del sistema informatico di controllo e puntamento dell’eliostato, il Laboratorio Eliofisico viene utilizzato durante le visite guidate diurne delle scolaresche.

Nel corridoio che circonda la cupola del Telescopio Principale è allestita un’esposizione fotografica che celebra i cieli della Valle d’Aosta, non solo dal punto di vista astronomico, ma anche naturalistico. Sul lato interno del corridoio si possono ammirare fotografie realizzate da Davide Cenadelli, fisico e fotografo professionista di paesaggi, già ricercatore nel nostro centro fino a settembre 2024. Sull’altro lato sono collocate fotografie di soggetti astronomici realizzate a Lignan dall’astrofotografo Stefano ‘Stiv’ Cademartori e dal nostro ricercatore Paolo Calcidese.

Il Teatro delle stelle è un’aula esterna realizzata nel 2012 per attività di didattica e divulgazione. La costituiscono quattro file di sedute in legno circolari, dove possono trovare comodamente posto fino a 80 persone.

La strada di accesso all’OAVdA è impreziosita fin dal 2003 dal Sentiero dei pianeti, un percorso didattico di circa 300 m di lunghezza che illustra il Sistema Solare attraverso una sequenza di pannelli, separati da distanze tra loro proporzionali alle reali distanze medie orbitali dei corpi celesti che rappresentano.

All’ingresso principale dell’OAVdA, posto verso est, i visitatori sono accolti da una scultura monumentale, “Future Astrolabe”, inaugurata il 21 marzo 2004, opera del Maestro Italo Rodomonti (1926-2014), artista teramano considerato il maggior esponente della Space Art italiana, ovvero arte ispirata al cielo e allo spazio. L’alta struttura, formata da una serie di cerchi concentrici neri, semicerchi rossi e una lunga asta che punta il polo nord celeste, è l’interpretazione di un astrolabio sferico, detto anche sfera armillare. Nel Medioevo questo strumento era utilizzato per ricostruire tridimensionalmente le posizioni degli astri sulla sfera celeste, grazie all’incastro di anelli fissi e mobili, chiamati armille, che descrivono l’orizzonte locale dell’osservatore e i circoli del cielo come l’eclittica e l’equatore celeste.

Anche nell’area verde a ovest dell’Osservatorio Astronomico nel 2006 è stata installata un complesso artistico costituito da tre menhir, su cui figurano dei bronzi dell’artista Dorino Ouvrier che rappresentano le quattro stagioni con le tradizioni valdostane, e un orologio solare, realizzato in collaborazione con l’artigiano Ennio Bérard (per la parte teorica della realizzazione dell’orologio solare) e con l’artista Donato Savin (per l’incisione della pietra).

Nel terreno interno alla staccionata sorge una delle 16 stazioni meteorologiche automatizzate che inviano di continuo i dati all’Ufficio Meteorologico del Centro Funzionale Regionale della Protezione Civile.

Vi sono poi 12 piazzole di osservazione da 9 metri quadrati l’una, attrezzate con torrette di alimentazione per la corrente elettrica e luci di cortesia (led rossi) gestibili singolarmente, raggiungibili con un sentiero di accesso illuminato a led rossi con sensori di presenza. Originariamente concepite per permettere osservazioni autonome di astrofili e astrofotografi con la propria strumentazione, sono sempre più spesso utilizzate come base logistica anche per esperimenti scientifici da gruppi di ricerca nazionali e internazionali. Per esempio, nel 2023 le hanno richieste il Politecnico di Torino, per il lancio e il monitoraggio di palloni sonda, e il Joint Research Centre di Ispra (VA), che indaga tematiche ambientali per conto della Commissione Europea.

Infine, l’area esterna dell’Osservatorio Astronomico ospita dal 2018 una stazione GNSS (Global Navigation Satellite System) dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). L’ASI ha realizzato e gestisce una rete nazionale di stazioni GPS (Global Positioning System), dislocate sul territorio nazionale, che costituisce l’attuale “Rete Fiduciale Italiana GPS”, fondamentale per la definizione del sistema di riferimento europeo. Le stazioni della “Rete Fiduciale Italiana GPS” fanno parte sia della rete EPN (European Permanent Network) dell’EUREF (EUropean REference Frame) che della rete IGS (International GNSS Service). Esse inoltre sono parte integrante della rete E-GVAP (EIG EUMETNET GNSS Water Vapour Programme) che fornisce, su scala europea e globale, stime di ritardi troposferici in tempo quasi reale utilizzate nella meteorologia operativa.

A novembre 2021 è stata completata la realizzazione della Nuova Rete Fiduciale Nazionale GNSS, una infrastruttura di importanza fondamentale per fornire informazioni geodetiche aggiornate e precise a comunità scientifica, operatori professionali, attività imprenditoriali. La nuova rete è stata realizzata da e-GEOS, una società di Telespazio (80%) e partecipata dall’ASI (20%). Tutti i dati acquisiti verranno ricevuti, elaborati e archiviati presso il Centro Spaziale ASI di Matera e messi a disposizione degli utenti interessati. La stazione GNSS è progettata in modo da funzionare autonomamente anche in mancanza di alimentazione elettrica e connessione ad internet.

Sul tetto dell’ala a nord che ospita gli uffici sono collocate una camera all-sky SBIG 340 con ottica Fujinon Theta Lens, utilizzabile dalla Fondazione per le proprie attività, e anche una camera CCD all-sky 30 fps del Progetto PRISMA, collaborazione nazionale guidata dall’INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino (INAF-OATo).

Il Progetto PRISMA ha realizzato sul territorio italiano una rete di camere all-sky, cioè capaci di fotografare tutto il cielo contemporaneamente in una sola immagine fish-eye; le camere sono dotate inoltre di relativo mini computer di gestione. La finalità di questo genere di riprese è determinare le orbite degli oggetti che le provocano, meteoroidi o piccoli asteroidi, e delimitare le aree per l’eventuale ritrovamento di meteoriti, eventuali possibili resti di questi eventi. La FCF collabora a questo progetto dal 2017: la camera di Saint-Barthélemy è stata la prima installata in Italia dopo quella di Torino, permettendo di costituire il tassello iniziale dell’intera rete nazionale. Attualmente risultano operative una sessantina di camere sull’intero territorio nazionale.

 

Il Planetario di Lignan e l’Oasi didattica

Il Planetario di Lignan, aperto nel 2009, è stato inaugurato dalle Autorità regionali durante la manifestazione “Archeologia sotto le stelle”, organizzata per celebrare anche in Valle d’Aosta l’Anno Internazionale dell’Astronomia 2009, proclamato dalla Nazioni Unite. Il Planetario è entrato in funzione l’11 luglio dello stesso anno. A 1.633 m sul livello del mare, è il secondo planetario alla maggiore quota in Europa, sorpassato solo dal Planetario di Pic du Midi in Francia (2.877 m slm).

La cupola, dal diametro interno di 10 m, attualmente dispone di 60 posti a sedere su comode poltrone. Il Planetario è collegato da un corridoio all’Oasi didattica. Con questo termine indichiamo il complesso formato dalla Sala conferenze sita nel piano interrato dell’Ostello per la gioventù di Lignan, attrezzata per proiezioni multimediali, e il Laboratorio didattico, dedicato ad attività di didattica avanzata con le scolaresche, in particolare di astrobiologia, robotica educativa, stampa 3D e altro ancora.

I lavori di rinnovamento del Planetario, di ristrutturazione della Sala conferenze e di realizzazione ex novo del Laboratorio didattico sono stati svolti grazie al Progetto transfrontaliero Interreg ALCOTRA n. 1720 “EXO/ECO – Esopianeti – Ecosostenibilità – Il cielo e le stelle delle Alpi, patrimonio immateriale dell’Europa”, in breve Progetto “EXO/ECO”, avviato ad aprile 2017 e concluso a settembre 2020.

Nel complesso, l’Osservatorio Astronomico e il Planetario a Saint-Barthélemy costituiscono un polo di eccellenza di livello internazionale per la ricerca scientifica in astrofisica, le relative attività per il trasferimento tecnologico, la didattica e la divulgazione dell’astronomia.

 

Nus, 12 febbraio 2026 (Darwin Day)