Il cielo di maggio

In ottemperanza ai provvedimenti governativi, le visite guidate in Osservatorio Astronomico e gli spettacoli in Planetario sono sospesi.

Per ogni altro aggiornamento potete consultare il nostro sito web.

 

Le fasi della Luna e… la Superluna. Ultimo quarto il 3 maggio, Luna nuova l’11, Primo quarto il 19 maggio e Luna piena, anzi, la Superluna, il 26 maggio. 

 

Differenza di diametro apparente della Luna piena al perigeo (28 settembre 2015) e all’apogeo (21 aprile 2016). Credit & Copyright: Bartosz Wojczyński (http://i.imgur.com/mLF73KY.jpg )

Che cos’è la Superluna?

La Luna ruota attorno alla Terra descrivendo un’orbita ellittica che la porta a una distanza variabile tra 356˙355 km circa (quando la Luna è al perigeo, in posizione più vicina) e 404˙042 km (quando è all’apogeo, più lontana da noi). Semplicemente, la Superluna è la Luna piena che avviene in prossimità del perigeo, evento che accadrà il 26 maggio, alle 3.52 dei nostri orologi, a una distanza Terra-Luna di 357˙400 km circa. La fase di Luna piena avviene circa nove ore e mezza più tardi, alle 13.15 (fonte: http://www.astropixels.com/ephemeris/moon/fullperigee2001.html). 

Il nostro consiglio è di osservare la Luna la sera del 26 a partire dalle 23.00, prolungando l’osservazione fino alle ore successive alla mezzanotte, quando la Luna raggiunge una buona elevazione sull’orizzonte. Osservando dal nord Italia, attorno alle 1.00 del 27 maggio, il nostro satellite si troverà a una ventina di gradi di altezza, nella costellazione di Ofiuco, a est (ossia a “sinistra”) dello Scorpione, che a quell’ora è già visibile. 

Ricordiamo che a occhio nudo non si noterà nessuna differenza evidente rispetto ad altre fasi di Luna piena, ma vi invitiamo lo stesso a farlo, perché guardare la Luna è sempre… un bel guardare! 😉

Per saperne di più sul fenomeno della Superluna vedi la pagina di Mr Eclipse, all’anagrafe Fred Espenak (esperto della NASA noto per i suoi lavori sulla predizione delle eclissi)

 

Mercurio visibile di sera. A maggio avremo la migliore finestra di visibilità serale dell’anno di questo pianeta che, essendo sempre molto vicino prospetticamente al Sole, è il più elusivo di tutti. A metà del mese Mercurio tramonta quasi due ore dopo il Sole, si può quindi tentare la sua ricerca dopo cena, nel cielo ancora illuminato dalla tenue luce del crepuscolo. Intorno alle 21.00 la sua altezza sull’orizzonte nord ovest (precisamente, in una direzione compresa tra ovest e nord ovest) sarà di circa 17 gradi, sufficiente per poterlo rintracciare magari con l’ausilio di un binocolo. Come sempre, consigliamo di utilizzare quest’ultimo solo dopo che il Sole è effettivamente scomparso sotto all’orizzonte locale!

Se non si riesce nell’impresa… ce ne si faccia una ragione!

Come abbiamo detto Mercurio è difficile: personalmente, in una trentina di anni di esperienza nell’osservazione del cielo, sono riuscito a vederlo sopra l’orizzonte di Aosta, caratterizzato dalle montagne, soltanto tre volte…

 

Marte. Per tutto il mese sarà nei Gemelli, a giugno si sposterà nel vicino Cancro. All’inizio della notte astronomica è a una trentina di gradi sopra l’orizzonte ovest, una quindicina di gradi “sotto” i due Gemelli Castore e Polluce. 

 

Giove e Saturno: i due giganti amano alzarsi presto. Qualcuno tra i nostri lettori più mattinieri si sarà chiesto che cos’è quel punto luminoso che si vede verso sud est nelle ultime ore della notte. Inoltre, se, con il cielo ancora scuro si aguzza lo sguardo, poco più a ovest è possibile scorgere un altro puntino un po’ meno brillante.

Sveliamo l’arcano dicendo che si tratta di Giove e di Saturno, rispettivamente visibili nella costellazione dell’Acquario e in quella del Capricorno.

Ma non c’è il due… senza il tre: il 4 maggio, intorno alle 5.00, sarà possibile vedere una elegante formazione triangolare composta dai nostri due “giganti” e dalla Luna appena oltre l’Ultimo quarto.

La costellazione dell’Acquario con evidenziato il “diamante”.

 

Il massimo delle Eta Aquaridi, le “figlie” della cometa di Halley Giovedì 6 ci sarà il picco di attività delle Eta Aquaridi, uno sciame di “stelle cadenti” o meteore che si vedono ogni anno dal 20 aprile al 28 maggio. Il nome deriva dalla zona del cielo da cui sembrano irradiarsi, chiamato, appunto, radiante, che in questo caso si trova nell’Acquario, vicino alla stella Eta, una delle quattro stelle (oltre a Gamma, Zeta e Pi Aquarii) che compongono il “diamante”, una formazione geometrica al centro della costellazione che tra l’altro ci aiuta a riconoscerla (vedi l’immagine qui sopra).

Diciamo subito che il fenomeno sarà meglio visibile nelle ultime ore della notte. in quanto, essendo l’attività di questo sciame alquanto modesta (al picco di attività manifesta al massimo una quarantina di meteore all’ora), con un radiante più alto sull’orizzonte possiamo osservare un numero maggiore di meteore.

Un fatto notevole è che le Eta Aquaridi sono associate alle polveri della famosa cometa 1P/Halley, la prima di cui fu accertata la natura periodica.

L’astronomo britannico Edmond Halley (1656 – 1742) nel 1682 previde il ritorno della cometa per il 1758, cosa che, 16 anni dopo la sua morte, si verificò puntualmente. Grazie a questa sua brillante scoperta il suo nome venne associato per sempre all’astro chiomato.

 

Le costellazioni del cielo primaverile. All’inizio della notte astronomica, attorno alle 22.00 nei primi giorni di maggio e nella luce del crepuscolo a fine mese, possiamo ammirare verso sud l’inconfondibile sagoma del Leone. A metà maggio verso le 20.45 la sua stella Denebola (la “piccola coda”) raggiunge la massima altezza passando sul meridiano celeste locale (l’arco sulla volta celeste che congiunge tre punti: il sud, lo zenit – il punto sopra la nostra testa – e il nord).

Con l’arrivo del buio ad est, alta sull’orizzonte, si nota la gigante arancione Arturo che, situata alla base della grande losanga irregolare che caratterizza il Bootes o Bovaro, brilla vistosa con la sua luce tinta di giallo-arancione.

Verso le 22.30 la stella Vega, la principale della costellazione della Lira, è già ben osservabile a nord est: il suo colore blu è da confrontare con quello giallo-arancio di Arturo, ma dal punto di vista della luminosità sono simili: Arturo è solo leggermente più luminosa.

La Vergine nella classica rappresentazione di Cerere (da Stellarium.org )

La costellazione del mese:  la Vergine. Ѐ la costellazione zodiacale più estesa di tutte. Il Sole, nel suo moto apparente lungo lo Zodiaco, passa dal vicino Leone alla Vergine il 16 settembre (stiamo parlando dei confini astronomici delle costellazioni ufficiali, definiti dall’Unione Astronomica Internazionale nel 1929).

Se per gli Assiri la Vergine rappresentava la loro Venere, Ishtar, la maggior parte delle culture mediterranee antiche ha voluto celebrare nelle sue stelle , con gli attributi della spiga di grano e della foglia, una figura femminile legata all’agricoltura e alla fertilità come Demetra, per i latini Cerere, oppure Persefone, la Proserpina dei Romani, figlia di Cerere, anch’essa legata ai cicli stagionali. Il patto tra Plutone, che la rapì facendola diventare la regina degli inferi, e Cerere, consisteva nel liberarla in superficie solo per sei mesi all’anno, quelli più soleggiati e caldi (dalla primavera all’autunno) e quindi, chiaramente, più favorevoli per la lavorazione della terra, la produzione e il raccolto del cibo.

Non a caso la stella più luminosa della Vergine si chiama Spica, in latino “la spiga”: da qui l’appellativo spicifera (“colei che porta la spiga”) dato alla costellazione che la ospita.

Una curiosa rappresentazione della Vergine in un francobollo della Repubblica di San Marino.

Per trovarla nel cielo basta prolungare la semicurva descritta dalle stelle del timone del Grande Carro fino ad Arturo e proseguendo oltre fino a trovare la stella, che è inconfondibile grazie alla sua luminosità e al suo intenso colore azzurro. A metà maggio, alle 23.20, Spica culmina a sud passando in meridiano.

Dal punto di vista astrofisico Spica è in realtà un sistema binario di stelle in orbita reciproca, con un periodo di poco superiore ai quattro giorni. La coppia si trova a una distanza da noi di circa 260 anni luce.

In questa costellazione il riferimento all’agricoltura è presente anche nel nome di un’altra stella, Vindemiatrix, e qui naturalmente ci si riferisce alla coltivazione della vite. In Ovidio, Plinio, Vitruvio ed altri autori latini troviamo per questo astro l’appellativo di Vindemiator o Vindemitor.

 

L’Idra, Ercole e il Corvo. Se il cielo da cui osserviamo non è troppo illuminato dalle luci artificiali, possiamo tentare di scorgere il sinuoso zig-zag, visibile fino all’orizzonte, delle stelle dell’Idra, con Alphard, la sua stella più brillante, che risplende non molto alta sull’orizzonte sud ovest. L’Idra è proprio quella della città di Lernia, la cui uccisione ha costituito una delle 12 fatiche di Ercole, la cui costellazione che possiamo ammirare a mezzo cielo, verso est, attorno alla mezzanotte.

Proseguendo la traiettoria curva che ci ha permesso di trovare Spica, a pochi gradi sopra l’orizzonte meridionale è possibile individuare il Corvo, una piccola e graziosa costellazione costituita da un quadrilatero irregolare di stelle, che si trova vicino alla porzione est dell’Idra.

Durante tutta la serata anche i neofiti potranno riconoscere senza difficoltà l’asterismo del Grande Carro, che culmina a nord, e osservare la magnifica Orsa Maggiore… a zampe in su!

A fine serata si cominciano a notare a sud est le deboli stelle della Bilancia, la costellazione zodiacale di cui parleremo il prossimo mese.

A cura di Paolo Recaldini